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13 - Proviamo a giudicare le azioni, non le persone
La scorsa settimana ero in autostrada in direzione ufficio. Di colpo, una macchina dietro di me ha cominciato a sfanalare, piazzandosi pochi metri dietro. Guardando lo specchietto, ho visto una signora evidentemente incazzata che, con frecce e abbaglianti, mi “invitava” a togliermi. Il problema è che eravamo in A4, c’era un casino di traffico e due corsie piene di tir. Addirittura, l’improvvisata Verstappen ha provato il sorpasso a destra, rischiando l’incidente. Lì mi è partito l’embolo e sono sbottato “Ma che c***o fai, sei pazza! Non vedi che c’è traffico?? Stai buona che appena posso mi sposto!”. Appena ho potuto, mi sono spostato, e lei è finalmente sparita.
Ero furioso. Il cuore andava a mille e mi sentivo ribollire il sangue. Allora ho messo su un po’ di musica e, un po’ alla volta, mi sono calmato. Ed è lì che, piano piano, mi è venuto questo pensiero: e se la signora avesse avuto un’emergenza? Un figlio o un parente a casa che stava male? Non lo so e non lo saprò mai.
Ok, quello che aveva fatto era molto pericoloso e non è giustificabile. Però, quante volte al giorno facciamo la stessa cosa? Vediamo qualcuno fare qualcosa che non ci piace e in un secondo lo etichettiamo. S*****o. Egoista. Bugiardo. Falso. E può succedere in macchina, in ufficio, con i messaggi WhatsApp letti e non risposti. È automatico, velocissimo, e quasi sempre diventa il nostro giudizio definitivo.
Il problema è che stiamo giudicando la persona, non quello che ha fatto.
E mentre scrivo questa newsletter, mi è venuto in mente un passaggio di Shantaram che parla proprio di questo:
“La verità è che non esistono uomini buoni o cattivi”, rispose. “Sono le azioni a essere buone o cattive. Gli uomini sono soltanto uomini: è quello che fanno o evitano di fare che li guida al bene o al male. La verità è che un istante di amore autentico, nel cuore di qualsiasi persona - il più nobile o il più malvagio degli uomini - possiede lo stesso fine, la stessa evoluzione e lo stesso significato.”
Mi aveva colpito quando avevo letto il libro. Mi ha colpito ancora di più rileggerlo adesso.
Non si tratta di definire le persone sulla base di quello che fanno. Si tratta di separare quello che fa una persona da quello che è. La signora in autostrada aveva fatto una cosa pericolosa e scellerata, non ci sono dubbi. Ma questo la rendeva automaticamente una persona cattiva? No, in quel momento era una persona che aveva fatto una cosa cattiva.
La persona è fatta di tanti aspetti. Tutti noi siamo fatti di molto di più di una singola azione. Quindi, sulla base di questo, voglio impegnarmi ad oppormi alle azioni, non alle persone.
C’è però un dubbio che non sono ancora riuscito a risolvere del tutto. Cos’è che rende una persona, ad esempio, bugiarda? Il fatto che abbia mentito, si certo. Ma quante volte deve aver mentito per essersi meritata quell’etichetta? Una? Cento? E per essere considerata sincera, quante volte deve dire la verità? Più del 50%? Sempre?
Ecco, non ho una risposta definitiva. Quello che mi viene da dire è che non esistono persone bugiarde o sincere, esistono persone che in certi momenti dicono bugie e in altri dicono la verità. Non esistono persone cattive o buone in assoluto, esistono azioni cattive e buone, fatte anche dalla stessa persona, in momenti diversi.
Quello che sto cercando di fare, quindi, è smettere di etichettare le persone.
E mentre scrivo questo, so benissimo che anch’io potrei essere stato “quello stronzo” per qualcun altro.
Ci sono stati periodi in cui, per problemi personali, ho paccato gli amici o mi sono comportato male con persone vicine senza dare troppe spiegazioni. Dal loro punto di vista ero quello che spariva, quello su cui non si poteva contare. Non sapevano però quello che stavo vivendo, perché non gliel’avevo detto.
Lo racconto perché forse anche quella signora in autostrada, come tante altre persone che definiamo, aveva la sua versione della storia.
Evoluzione
Come hai letto, in queste situazioni anche io non riesco a sospendere il giudizio. Quindi sarebbe un po’ falso chiederti di non arrabbiarti.
Ti chiedo solo questo: la prossima volta che stai per definire qualcuno, magari in preda a un’emozione forte, prova a fermarti un secondo. Respira e chiediti se stai giudicando la persona, o quello che sta facendo in quel momento.
E se puoi parlare con quella persona, e ci tieni davvero a capire, fagli delle domande dirette per capire i motivi delle sue azioni. Sospendi il giudizio, usa la curiosità, prova a capire cosa c’è dietro. Potresti scoprire i veri motivi di quel comportamento.
Buona Rievoluzione 🧬
Alessandro

